frase di budda
Torno a scrivere su questo blog dopo diverso tempo, come avrai notato negli ultimi mesi questo blog è stato alimentato e arricchito da contenuti eccellenti di contributor e proprio di questo voglio parlare, di questa meravigliosa qualità umana, troppo spesso trascurata, che è la condivisione e sulla quale si basa la sharing economy (che comunque è un concetto ben più esteso).

Nelle società consumistiche e materialiste si tende a pensare che condividere è un modo per diminuire, cioè se io condivido qualcosa è come se me ne privassi, invece se io condivido qualcosa che già ho con un’altra persona, la sto arricchendo e io non sto restando senza, perché già ce l’ho.

Questo è il mio modo di vederla, e anche se non è altrettanto facile applicare questo concetto alle cose materiali, possiamo sicuramente applicarlo a uno dei beni più preziosi per un essere umano e per l’umanità in genere: la conoscenza.

Quando ho creato il mio corso per assistenti virtuali, l’ho fatto prevalentemente per un fine commerciale. Certo, 3 anni fa non ero la stessa persona che sono oggi, e molto si deve a quello che ho imparato in questo percorso grazie all’interazione con altre persone.

Il corso è nato per rispondere alle decine di email che ricevevo da parte di altre persone che volevano consigli, avevano mille domande su come iniziare e sì, ci ho visto una nicchia interessante in quanto non sfruttata e ho colto l’occasione.

Ma quando sono arrivate le prime alunne, mi sono ritrovata di fronte a una delle cose che amo di più nella vita: l’interazione. All’inizio erano pochine e ho potuto conoscerle più da vicino, alcune poi le ho anche conosciute personalmente in un bellissimo incontro a Milano. Altre sono rimaste un po’ ai margini, hanno acquistato il corso ma non si sono volute fatte conoscere. Con alcune ho stretto un rapporto di amicizia, con altre di collaborazione professionale, all’inizio sapevo esattamente chi era chi, poi il gruppo è cresciuto tanto che a mio malincuore di qualcuno non ricordo esattamente chi sia e cosa faccia e devo andarlo a cercare nelle varie mail di contatto.

E’ nata una splendida community, il gruppo privato del corso, dove assistenti virtuali più navigate danno supporto alle novelle e dove si respira uno spirito di collaborazione e condivisione che mi rende molto orgogliosa.

Ritornando indietro a quando è nato il corso, sebbene la motivazione iniziale fosse puramente commerciale, mi sono accorta subito che in realtà non era così. Mi sentivo investita della grande responsabilità di aiutare queste persone a diventare assistenti virtuali. Non volevo persone che comprassero il corso per aumentare le mie entrate, volevo persone che dopo aver comprato il corso diventassero assistenti virtuali e potessero cambiare vita come avevo fatto io.

Quando ho fatto questo “switch”, quando mi sono resa conto che la mia motivazione era questa, c’è stato un grande cambiamento in me come persona e nel modo di gestire la mia attività.

In quel momento il mio lavoro è diventato ancora più piacevole, anzi, ho iniziato ad amare più l’attività di “mentor” che l’attività di assistente virtuale.

E quando le prime assistenti virtuali hanno iniziato con i loro siti, con i loro profili Social, con i loro primi clienti, è stata una felicità completa.

Vista in maniera materialista si potrebbe pensare che in realtà stavo formando potenziali competitors. In un certo senso è così, ma se invece la vediamo in un altro modo, che è come lo vedo adesso, ho formato persone per fare lo stesso lavoro che faccio io, ma ognuna con il proprio fattore di differenziazione, per offrire dei servizi di cui in Italia c’è grande richiesta ma scarsissima informazione.

Nel corso che io feci anni fa per diventare assistente virtuale, le cose non erano proprio così. La nostra mentor era sempre disponibile, ci chiamava affettuosamente “Reinas” (regine, che in Argentina è un modo affettuoso per chiamare una donna, quasi come “Tesoro” o “Cara”). Ma lei voleva persone che dipendessero sempre da lei, quando qualcuna diventava troppo brava e poteva essere sua competitor, era quasi guerra. Quando io le parlai della mia intenzione di creare un corso in italiano lei andò in panico e quasi mi ammonì dicendomi che tutti i suoi contenuti erano protetti dal diritto d’autore, come se volessi copiarla.

Ho capito che aver paura della concorrenza riflette solo poca sicurezza in se stessi e ho capito e sperimentato sulla mia pelle che c’è sempre un cliente perfetto per ognuna di noi.

Che ci siano persone scorrette non lo escludo, ma lo ritengo difficile quando si crea uno spirito di profonda condivisione, perché essere scorretti in un contesto di generosa collaborazione, è proprio da bastardi (quando ci vuole, ci vuole!)

Ho notato con rammarico che molto spesso in Italia vige ancora “la cura del proprio orticello”, la preoccupazione estrema di agire, di promuoversi, per evitare di essere copiati. Si ha paura della concorrenza, e io invece dico: trasformiamo la concorrenza in alleato!

Come? E’ molto semplice e posso parlare per esperienza personale. Ho una collega qui in Argentina che è molto in gamba, lei ha fatto il corso e ha iniziato a lavorare 6 mesi prima di me e ha avuto fin da subito come cliente una delle più note Coach latinoamericane.

Tra noi è nata subito una simpatia, non ci siamo viste mai come competitor, anche se molti dei servizi che offriamo sono gli stessi. Allora cosa abbiamo fatto? Ci siamo dette: tu esattamente cosa fai e cosa non fai? Lei è un’assistente virtuale techie, cioè le piace molto la parte tecnica del lavoro, quindi gestione di siti di WordPress, creazione di newsletter, siti di membership, e non lo piace il Social Media. Io ne so abbastanza degli aspetti tecnici, ma preferisco i Social Media.

In pratica abbiamo trovato il fattore di differenziazione e ne abbiamo fatto una ricchezza, invece di pensare alle cose che facciamo in comune e che potrebbero metterci in competizione. E’ nata anche un’amicizia, ogni due settimane circa ci sentiamo per parlare di cose personali e ogni tanto anche di lavoro. E ultimamente stiamo anche parlando di fare qualcosa insieme, perché no?

Questo è secondo me lo spirito del condividere e credo che sia l’unico futuro possibile per l’umanità.

Cosa ne pensi? Hai paura della concorrenza o sei pronta/o a condividere?

 

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Mary Tomasso
Online Business Manager, imprenditrice seriale, co-founder e titolare di Virtualmente OU, autrice del primo corso in italiano per Assistenti Virtuali e del libro "Cambia Lavoro, Cambia Vita". Fornisco supporto e consulenza a professionisti, imprenditori e aziende che operano online e offline e formo altre persone nel percorso di creazione di una professione indipendente online.